Press.
Nov, 10 2006
jazzconvention.net
RECENSIONE CONCERTO EGP PER MUSICUS CONCENTUS (FIRENZE), BY PAOLO CARRADORI
Marco Cappelli è un personaggio al quale non si può rimanere indifferenti. Si presenta sul palco in una postura classica, come è la sua formazione musicale, ma lo strumento tra le sue mani diventa qualcosa d’altro, si dilata, forma e suono mutano in funzione di una ricerca che va oltre una pura provocazione estetica. L’aggiunta di otto corde di risonanza, l’uso di un modello un po’ spaziale interfacciato con un computer ampliano a dismisura le possibilità espressive, armoniche, dinamiche della chitarra, che Cappelli, esponendo notevoli capacità interpretative e improvvisative, manovra con abilità, rigore, senso del rischio. Tutte qualità oramai riconosciute, apprezzate nella pulsante realtà musicale newyorchese (la così detta dawntown music) tanto da dare vita ad un progetto fondato su brani commissionati a musicisti del calibro di Ikue Mori, Eric Friedlander, Marc Ribot, Elliot Sharp, Anthony Coleman ed altri. Proprio nel rapporto interpretativo con musiche diverse Cappelli esprime con forza una creatività visionaria nella quale riesce da un lato a salvaguardare le singole personalità degli autori, dall’altra a sviluppare una ricerca personale che mette in crisi molti luoghi comuni sul suo strumento che diviene ora percussione estrema, ora pura melodia, ora inquietante onda sonora. Quello del chitarrista napoletano è sicuramente un percorso da seguire con attenzione, sia per i caratteri di indubbia originalità che possiede sia perché risultano tutti da scoprire e definire i confini della sua profonda, affascinante ricerca di nuovi linguaggi.
|
|